1927 – Franceschino, figlio illegittimo, nacque il 10.03.1927 e fu registrato all’anagrafe di Sordevolo (BI) con il cognome della madre Ernesta Pozzo. La donna, già madre di cinque figli, era sposata a Lorenzo Barbera, capomastro, emigrante stagionale in Francia – come molti uomini delle vallate biellesi – assente per sei, sette mesi l’anno. La donna affidò il figlioletto alla nonna paterna, madre del padre biologico di Francesco, conosciuto in paese come Cravun (Caprone).

Bianca Rubino, soprannominata Candeila (Candela), accettò ed allevò amorevolmente il nipotino, il quale avrebbe sicuramente avuto destino migliore se la nonna fosse vissuta più a lungo. Nel 1930, quando Francesco aveva solo tre anni, Candela morì. Il bambino fu allora affidato dalla madre al Cottolengo e poi all’Orfanotrofio di Biella, dove visse fino ai dodici anni. Quindi fece ritorno a Sordevolo, presso una sorella. I rapporti con la famiglia materna non s’interruppero più e Lorenzo Barbera gli diede il proprio cognome.

1940 - L’Italia entrò in guerra. Per Franceschino dell’Elvo – questo il suo soprannome, dalla valle attraversata dal fiume Elvo – iniziò un’avventura nuova, come aiutante in un alpeggio sopra Oropa (BI), presso il margaro Tòni del Fatin, che avrebbe ricordato sempre con affetto e omaggiato con la sua arte.

Dopo quest’esperienza il ragazzo lavorò due anni come garzone alla cascina di Maria Alberto Cucco al Monte Piazzo di Biella. Vi arrivò scalzo e fu ospitato, nutrito e accudito in un ambiente sereno. Disegnava e intagliava il legno.

1943 – Per il pericolo dei rastrellamenti Francesco si rifugia a Sordevolo, i cui monti offrono rifugio ai partigiani. Franceschino dell’Elvo diventa “Sandrun”, suo nome di battaglia da partigiano e che diventerà il suo nome d’arte.

Primo dopoguerra – L’artista comincia ad essere conosciuto in città per il suo talento e soprattutto per la figura bohémienne. Presso gli amici Caneparo (marmorino) e Bertagnolio (formatori in gesso) e nel freddo studio alla Specola - in zona Bottalino a Biella - si dedica in modo esclusivo all’arte: disegno, pittura, modellazione, incisione, studi di anatomia e lettura. Trascorre le brevi estati all’aperto, a disegnare dal vero.

1947 – Intorno ai vent’anni viene ricoverato in ospedale. Ritrae i degenti come sempre farà nei successivi e numerosi ricoveri, dovuti probabilmente ad una malattia reumatica, aggravata da condizioni di vita misera e trascurata. Farà ricorso sempre più spesso all’uso di analgesici contro il dolore e a medicamenti vari.

Di lui dicono che fosse stravagante, teatrale, mutevole e insofferente di carattere, chiuso, iroso, impulsivo e con una buona parlantina. Magro, con espressivi occhi scuri, un talento artistico fuori dal comune, molto riservato riguardo la propria infanzia e la propria vita privata, e con una predilezione per gli ‘ultimi’, coloro che – come lui, in fondo – vivevano ai margini. Assiduo frequentatore di bar e osterie, mostrava i suoi lavori agli avventori o li ritraeva in veloci e sorprendenti ritratti. Schivo e solitario, prese comunque parte alla vita culturale cittadina e frequentò molti artisti, tra cui Pippo Pozzi, Epifanio Pozzato e Giancarlo Cori.

1956 – Sandrun si trasferì da Mariuccia, in Via Italia a Biella. Mariuccia Biancolillo, nata il 25 Dicembre 1920, operaia tessile, fu l’unica donna ad avere un rapporto duraturo ed intenso con l’artista – una quindicina d’anni – e sempre conservò gelosamente tutto ciò che le era rimasto del compagno: quaderni di appunti, libri i più disparati, diari, disegni, quadri, sculture…. Custodì tutto con cura e grande riserbo. Sandrun potè contare su un affetto stabile e sincero. Mariuccia si prendeva cura di lui, del suo vestiario, dei pasti, a volte dei conti da pagare, sempre nell’ombra, schiva.

1958 – Sandrun e Mariuccia conobbero Erminio Corsi, che si sarebbe rivelato figura importante per l’attività artistica di Sandrun, il quale dovette stimare nell’amico non solo il lavoratore dalla notevole forza fisica, ma anche l’operosa ingegnosità, la capacità a trovare soluzioni.

1960 – Sandrun, in contatto con sacerdoti e frati, nel suo studio alla Specola affiancò alle scritte di sapore satanico del passato, fotografie di sante, martiri e della Madonna. La crisi mistica fu accompagnata da ‘visioni’. I suoi dolori fisici aumentarono e con essi i ricoveri. L’artista si stava dedicando a lavori di incisione e fu costretto a sospenderli a causa dei fortissimi dolori alle mani, che gli impedivano il lavoro manuale. I dolori furono tali da costringerlo ad abbandonare per sempre le incisioni, nelle quali aveva ormai raggiunto una straordinaria tecnica.

1966 – In questo periodo troviamo Sandrun ospite in un convento di frati a Biliemme, vicino a Vercelli. Ritrae i frati e modella anche un grande crocifisso, terminato il quale fa ritorno a Biella da Mariuccia.

Sandrun può contare in questo periodo su un formatore d’eccezione: Erminio Corsi. Dopo aver osservato come i formatori professionisti procedono a formare un gesso, l’intraprendente Erminio ruba l’arte. Divenuto ormai esperto è sempre disponibile, in qualsiasi momento, a prestare gratuitamente la propria opera per l’amico.

Sandrun aveva stretto anche una relazione di profonda amicizia con Romeo Lorenzon, falegname. Anche lui si prestò a formare in gesso diverse statue dell’artista e ad ospitarlo nel proprio laboratorio.

Mariuccia, che per tanti anni - con pazienza, comprensione, aiuto pratico, tolleranza nel sopportare le assenze quando non le fughe di Sandrun - ha rappresentato per lui un punto fermo, da un po’ di tempo soffre molto per questa relazione poco equilibrata. La loro separazione è prossima. Nel 1968 la loro relazione è solo amichevole. Mariuccia si legherà affettivamente ad Erminio che sposerà in tarda età, poco prima di morire.

Sandrun poteva ancor sempre contare sulla preziosa collaborazione di Erminio. Sovente quest’ultimo, dopo una giornata di lavoro a scavare pozzi, riceveva una telefonata dall’artista perché lo raggiungesse per fare il gesso ad una statua. In seguito ad uno screzio da nulla i due amici si allontanarono definitivamente.

1969 – La salute di Sandrun peggiora. Alla fine del 1968 è soccorso da passanti in Via Italia; aveva la polmonite. Seguono frequenti ricoveri.

24 Luglio 1970 – Sandrun si reca a pranzo presso una rosticceria prospiciente Piazza Martiri a Biella. E’ qui che si sente male per l’ultima volta e il medico che lo soccorre non potrà far altro che costatarne il decesso. Aveva solo quarantatre anni.

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