Fin da ragazzino Franceschino esercitò il proprio talento artistico disegnando o intagliando legno. Diciassettenne, il partigiano Sandrun ritraeva i propri compagni disegnando o modellando creta.

Periodo post-bellico: Sandrun viveva e lavorava a Biella in una stanza messa a disposizione dal Partito Comunista. I dirigenti, entusiasti per una testa di Lenin realizzata da Sandrun, gli proposero dei corsi di scultura a Roma o a Milano. Sandrun scelse lo studio milanese di un noto scultore, ma vi rimase per brevissimo tempo. Si dice che lo scultore affermò che ‘il ragazzo non aveva nulla da imparare.'

Autodidatta talentuoso, Sandrun prese la natura come maestra e si diede a studiare i grandi maestri del passato, quali Leonardo e Michelangelo, la cui influenza si nota nelle opere degli esordi, caratterizzate da possente struttura anatomica.

A Biella, nella bottega del marmista Caneparo, Sandrun pensò di modellare una statua troppo grande per la sua arte ancora immatura. La gigantesca statua di creta si schiantò addossandosi ad una stanzetta entro la quale il Caneparo rimase imprigionato per ore.

Intorno al 1947, nel magazzino dei F.lli Bertagliolio in Piazza Duomo modella un grande crocifisso, prima grande opera rivelatrice del potenziale artistico dell’artista. Rimasto per anni nel magazzino Bertagnolio, il crocefisso è ora collocato nella chiesa Vergine Pellegrina di Oropa, al Villaggio Lamarmora a Biella. Sandrun realizza anche alcuni lavori in cartapesta per il carnevale, che cattureranno l’attenzione e l’ammirazione dei suoi concittadini.

RITRATTI - Numerosi sono i ritratti che fin dall’inizio del suo percorso artistico Sandrun esegue per amici e conoscenti. Sono sempre somigliantissimi e soprattutto rivelatori della personalità del modello. Intensi quelli eseguiti al capezzale dei malati in ospedale, suggeriscono un senso di profondo rispetto dell’altro e della sua intima sofferenza.

AUTORITRATTI - Risale al periodo della Resistenza un autoritratto olio su tela dal sapore caravaggesco. Qualche anno dopo un altro dipinto ad olio curatissimo, perfetto, dalla tecnica ineccepibile. Dalla matita al pastello, carboncino, incisione, pittura, scultura: Sandrun esplorò tutte le tecniche ritraendosi in numerosissimi autoritratti che ce lo mostrano nelle varie fasi della sua vita. Per agevolare lo studio del proprio volto utilizzava uno specchio a snodo di sua invenzione.

PAESAGGI: Sia nei lavori a carboncino che in quelli ad acquerello o china, troviamo sovente una natura in movimento con nembi vorticosi, messi agitate dal vento, la forza drammatica e dirompente della natura.

IL CRISTO - Profondamente credente, Sandrun ha rivisitato questo tema più volte, nei crocefissi, nelle sindoni, nei disegni a matita del volto del Cristo, alta sintesi dell’umana sofferenza. Sandrun si recò con Erminio Corsi a Torino intorno al 1965 per vedere la Sindone, di cui eseguì numerose versioni.

INCISIONI – Sandrun vi si dedicò con passione, sovente con esiti molto alti. Basti pensare all’autoritratto ‘Satana resta con me’ o al ‘Montone’, lavori accuratissimi e virtuosistici. Dev’essere stato molto triste per l’artista dover abbandonare questa tecnica a causa dei forti dolori alle mani.

ESPERIMENTI - Citiamo solo gli esperimenti di idraulica alla fine degli anni Cinquanta, eseguiti anche in pubblico e che destarono in città un certo clamore - per la realizzazione dei quali Sandrun coinvolse diverse persone, come Erminio Corsi - e che trasformarono la cucina di Mariuccia in una sorta di laboratorio.

LA FILATRICE - Realizzata forse nel 1962, è una bellissima statua bronzea di vecchia filatrice, che potrebbe essere presa a simbolo dell’operosità tessile biellese.

LA MERDULATA – Diversi sono i lavori dedicati a Margherita, detta ‘Merdulata’ per l’uso che aveva di raccogliere per strada gli escrementi dei cavalli. Attraverso disegni e bronzi Sandrun ci ha restituito di lei un’immagine nobilitata e sublimata - differente da quel che doveva essere il giudizio corrente - soprattutto in ‘Autoritratto con Margherita’.

LA CATLININ – (Caterinetta), statua funeraria in bronzo di Caterina Forgnone, collocata nel cimitero di Callabiana. L’architetto Vercellotti progettista della tomba, aveva una propria idea dell’opera e sperava di trovare in Sandrun un mero esecutore del suo progetto. I due dovettero raggiungere un compromesso. Semplice e lineare, ci tramanda l’effige di una donna ‘antica’ delle nostre valli.

TONI DEL FATIN – Il mondo di Sandrun è popolato da personaggi ricorrenti, il Fatin è uno di questi. Ne esistono diverse versioni, omaggio dell’artista non solo al Fatin che considerava maestro di vita, ma a tutto un mondo di alpigiani che stava scomparendo.

GLI UBRIACHI – Come il Ciuch o il Tregiacche, con l’inseparabile fiasco di vino o con indosso tutti gli indumenti che posseggono, sono forse il soggetto più celebrato.

LA MADONNA DEL PIUMINO – Commissionata dalla omonima associazione, avrebbe dovuto essere collocata in cima al Monte Mars. Il gesso, formato nello Studio dei Bertagnolio, rimase per oltre trent’anni in un garage. Due statue in bronzo sono state collocate una a Biella nel cortile della Cassa Di Risparmio, e una in località Bagneri a Graglia (BI). Il gesso è conservato in Duomo a Biella.

RITRATTI IN BRONZO – Sovente di pregevole fattura e intensità. Per quanto riguarda gli ultimi, Erminio Corsi conserva tutti i gessi che eseguì nel corso dell’estate 1968, quando dopo il suo lavoro da pozzatiere, doveva correre a ‘gettare’ in gesso i ritratti freschi.

LE CREATURE DEL MONDO SANDRONIANO – Bravo a narrare personaggi e situazioni del suo tempo, Sandrun ha mostrato un’attenzione particolare e una predilezione per ‘gli ultimi’, gli emarginati, colti con realismo nel momento dello sconforto, della disperazione, della solitudine, nei gesti peculiari della loro quotidianità. Se da un lato Sandrun con la sua opera ci ha trasmesso un po’ dell’atmosfera del suo tempo e di quella fauna umana che si aggirava per la città sul finire di un’epoca, dall’altro la sua attenzione per i diseredati, per l’umana tragedia, per la sostanza al di là dell’apparenza e quel modo di guardare ai più svantaggiati con rispetto, sono motivi universali, oggi più che mai attuali.

Bibliografia:
- “Sandrun” – Testi: Lorenzo Greggio, Bruno Pozzato / Fotografia: Gianfranco Bini, Giuseppe Simonetti. Edizioni Ieri e Oggi Biella (1998).
- “Sandrun. Tra natura, cultura ed arte del ‘900 biellese ed europeo.” – Luigina Furlan / Fotografia: Corrado Sartini, Cora Lessio. Edizioni Tipografia arte della Stampa (2007).

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